Freddie Mercury amava il sesso fetish

di Valeria Scotti 19 ottobre 2011 10:59

Un libro che farà il boom. Perché a scriverlo non è una persona qualunque ma Peter Freestone, assistente di Freddie Mercury per 12 anni, che ha deciso di raccontare i dettagli più intimi dello storico leader dei Queen.

E le rivelazioni sono tante e pure hot.

Negli anni felici, quando non era impegnato a scrivere musica memorabile, Freddie si buttava sul sesso. Per lui era un’attività spensierata da praticare senza grandi investimenti emotivi. L’amore di cui cantava apparteneva a un’altra dimensione e non so se l’abbia mai sperimentato di persona. Freddie adorava il Saint, un vecchio teatro nel Lower East Side di New York trasformato in uno spettacolare nightclub per omosessuali. Riuscii a ottenere la tessera di socio onorario in modo che il suo nome non comparisse fra quello degli avventori. Il difficile fu conquistare l’armadietto. Non se ne poteva fare a meno perché, dopo avere indossato gli indumenti fetish e il necessario da mettersi sopra durante le danze, vi si riponevano i vestiti normali e la droga. Il venerdì pomeriggio andavo a casa del nostro ‘amichevole’ spacciatore di fiducia nel Lower West Side. Su un tavolo c’erano due cestini da lavoro di metallo con dentro un vasto assortimento di pastiglie e polverine, tutti etichettati con nome e prezzo. Mancava solo il carrello.

Poi la terribile malattia e la morte.

Sono stato al suo fianco nei gay club di tutto il mondo, in vacanza, a casa di Michael Jackson. L’ho preso in braccio nelle stanze della sua villa di Londra: l’Aids gli aveva scarnificato un piede. Ed ero lì quando ha chiuso gli occhi per sempre, la sera del 24 novembre 1991. Non si può capire che cos’è l’Hiv finché non vedi da vicino come consuma gli uomini. Ho vissuto al suo fianco l’era della luce e quella del buio. Dopo la diagnosi, è scesa la notte.

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