Selvaggia Lucarelli da Libero: “Sara Tommasi è da aiutare”

Accorato e sentito l'appello di Selvaggia Lucarelli su Libero: "Sara Tommasi è una carcassa su cui sta mangiando gente squallida"

di Giorgia Martino 21 giugno 2012 8:06

La storia di Sara Tommasi lascia tutti sconcertati, e in molti casi fa rabbrividire. Le sue uscite sempre più insensate, le sue farneticazioni, le sue versioni ritirate e poi riconfermate, e poi ancora affermazioni che la vedono al centro di storie di droghe e microchip, non sono certo rassicuranti circa il suo stato di salute mentale. Ma Sara continua a stare sulla cresta dell’onda, probabilmente perché molti marciano su questi suoi problemi. A mettersi intelligentemente dalla parte della soubrette e la blogger Selvaggia Lucarelli che, senza ironia né sarcasmo, su Libero fa un appello sincero e sentito, facendo trasparire, senza mezzi termini, poca stima verso chi sta mangiando sulla carcassa di una donna giovane, bella ed evidentemente piena di problemi:

C’è stato un periodo in cui Sara Tommasi faceva divertire anche me, in cui mi facevo grasse risate nel leggere i suoi sms deliranti o nel vederla smutandata a blaterare di signoraggio bancario.

Poi c’è stato un momento preciso in cui ho smesso di ridere, in cui la faccenda ha smesso di essere naif e ha assunto contorni deprimenti, squallidi, penosi. In cui la storia ha finito di divertirmi e ha cominciato a inquietarmi. Da quel momento, per me, Sara Tommasi ha smesso di essere uno zimbello ed è diventata un caso umano. È successo quando l’ho vista. Era in un bar romano e aveva delle calze autoreggenti nere, che finivano dove cominciava l’orlo della minigonna. Pochi minuti dopo si sarebbe tirata su quella gonna davanti al famoso bancomat e avrebbe scoperto il sedere nudo finendo sui giornali e tg come una simpatica e sgangherata nota di colore nell’austerità del momento.

Lì ho capito che la questione era preoccupante. Certo, già il fatto che una ragazza scelga di spogliarsi per Domenico Scillipoti ha un che di allarmante, ma ad allarmarmi quel giorno furono i suoi occhi più che il gesto o la mise da lapdancer ubriaca. Furono i suoi occhi smorti, vuoti. E quello sguardo che ti trapassa e va oltre, come i fantasmi da cliché cinematografico. Nella mia testa allora s’è composto un puzzle preciso. Una ragazza giovane e bella, con uno straccio di popolarità e una laurea in economia, non sceglie scientificamente di disintegrare la propria esistenza, la propria reputazione, la propria sfera affettiva e relazionale in quella maniera folle e suicida. Non sta trasgredendo, rompendo le regole, destabilizzando il potere. Si sta autodistruggendo. E allora ho ripensato ai suoi racconti farneticanti, al suo sospettare di avere microchip addosso, alla gente che la toccava al supermercato per drogarla, alle sue ammissioni sulla bulimia sessuale, ai suoi «Se uno mi sta simpatico allargo le gambe» e le spie, la droga, i servizi segreti, l’esibizionismo, Bin Laden e Grillo tatuato sulle chiappe. E ho capito che questa ragazza, non va derisa, va aiutata.

E’ un burattino i cui fili sono mossi a turno dalla sua drammatica alienazione e dai cinici approfittatori che vanno a beccare come avvoltoi sulla carcassa di una ragazza fragile. E non si può far finta di non sapere e di non vedere. Le persone che le sono state vicine e che ancora oggi la vedono sempre più sporadicamente raccontano episodi che non sono per niente rassicuranti. Parlano di un padre che non è in grado di aiutarla e di una madre che due anni fa l’ha convinta a farsi seguire da alcuni specialisti vicino Bologna. Dicono che Sara stava meglio, ma che poi ha smesso di farsi aiutare. Che nessuno la può costringere, se lei non vuole. Girano aneddoti inquietanti sul suo corpo che sarebbe spesso ricoperto di lividi, sulla sua insonnia patologica, su suoi bizzarri approcci con l’altro sesso su taxi e treni, sul suo girare senza slip ovunque, su sms assillanti (si dice in particolar modo a Fabrizio Corona), sul linguaggio sboccato.

A proposito del film porno, la Lucarelli afferma che si tratta semplicemente del punto più basso e deprimente di questa triste parabola il cui finale mi preoccupa non poco. Si intitola «Sara contro tutti», il suo film porno, ma forse avrebbe avuto quella punta di realismo che tanto piace agli appassionati del genere , se l’avessero intitolato «Tutti contro Sara», dove quei «tutti» sono coloro che si stanno rendendo complici di questa squallida storia”. Dove questi “tutti”, per Selvaggia, sonoI calciatori, gli imprenditori, gli attori di fama che riempiono due ore della loro vuota vita con Sara e sgattaiolano da casa sua nel cuore della notte per non essere visti e giudicati. E che poi quando Sara spiffera tutto, le danno della pazza visionaria. Ma i ‘tutti’ sono anche i giornalisti che continuano a trattarla come un’attrazione da circo, come una simpatica mina vagante, come lo spunto di un articolo di costume. Come Vauro, che le fa fare il giochino scemo della maglietta bagnata per vendere mezza copia in più del suo giornale. Come quei produttori di film porno che hanno comprato quello straccio di dignità che le era rimasto per fare due soldi con la mortificazione finale, del corpo e dello spirito, con l’umiliazione che la marchierà a vita. Quella con cui Sara Tommasi farà i conti per sempre e che forse non si perdonerà mai, quando ritroverà se stessa. E chiunque continui a trattare Sara Tommasi come materiale da bagaglino, fa a sua volta pornografia sulla pelle di questa ragazza, una pornografia ancora più squallida di quella da scantinato. Quella di chi scarnifica una ragazza già nuda da tempo e che chiama vizio o ‘trash’ ciò che è solo un disperato bisogno d’aiuto.”

Non abbiamo da aggiungere altro. E’ eloquente tutto da sé, come quegli occhi smorti e vuoti di una persona sull’orlo del precipizio.

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